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PREAMBOLO
*
CENNI STORICI SUL COMUNE DI CASTELLO-MOLINA DI
FIEMME *
Le radici storiche del Comune di Castello - Molina
di Fiemme affondano nel terreno preparato dalla
millenaria presenza di libere genti, che da tempi
immemorabili abitarono tutto il territorio di
Fiemme. Ciò è confermato dagli insediamenti di
Valaverta presso Ziano, di Sottopedonda a Tesero e
di Zelor presso l’abitato di Castello di Fiemme.
Gli scavi archeologici ne hanno dimostrato
l'esistenza fin dall'Età del Bronzo.
"Zelor", in particolare, appare abitato
stabilmente almeno a partire dal V-VI secolo d.C.
per poi sparire progressivamente. Al tempo della
migrazione dei popoli (V-VII sec. d.C.) le
popolazioni di origine retico-romana vennero in
contatto con popolazioni di origine germanica; in
questo periodo ha luogo la migrazione degli
abitanti di Zelor verso ovest, formando il primo
nucleo del paese di Castello. Nel corso dell'Alto
Medioevo si delineano a Castello due entità
politico-amministrative: la "Degania"
formata da gruppi familiari costituiti o
influenzati da elementi di ceppo germanico e la
"Villa" formata dai gruppi familiari
autoctoni. L'organizzazione della "Degania"
comprendeva anche gli insediamenti di Capriana,
Valfloriana, Stramentizzo e delle "Case
arimanne", sparse qua e là nella Valle di
Fiemme; gradualmente si trasformò in
"Giurisdizione" o "Contea di
Castello". La "Villa di Castello",
invece, continuò a fare parte della Comunità di
Fiemme a tutti gli effetti, politici e civili. Per
gli appartenenti alla "Degania" nel 1605
Massimiliano d'Asburgo, nella sua qualità di
Conte del Tirolo, approva con proprio sigillo la
riforma delle osservanze e consuetudini, fino a
quel momento tramandate a voce. Per gli
appartenenti alla "Villa" o "Regola
di Castello", come per gli altri vicini della
valle,
La Comunità
di Fiemme nel 1615 rinnova a sua volta il proprio
Statuto. Tanto il "Degano" come il
"Regolano", rappresentanti
rispettivamente dei due gruppi di cittadini,
vengono eletti democraticamente dai capifamiglia.
Tale diversità di appartenenza cessa con le
vicende della Rivoluzione Francese e delle guerre
napoleoniche, dopo le quali Castello assume
l'organizzazione politico-amministrativa ed il
nome del "Comune". Se il nucleo storico
di Castello può quindi vantare origini antiche,
Molina è invece un paese relativamente recente,
sorto ed ingranditosi intorno a due antichi
mulini, detti del "Giaco Maros" e del
"Ziperian", che si trovavano sul rio
Predaia e nei quali si macinava il grano coltivato
nella piana di Castello. Più antico è l'abitato
di Predaia: già nel 1314 esisteva infatti la casa
abitata dal custode dei cani da caccia del Vicario
del Comitato di Castello. Anche i due mulini del
"Toneto", siti accanto all'antica e
signorile casa dei Saracini di Trento, rimasero
sotto la giurisdizione di Castello fino al 1777. A
partire dal XVIII secolo l'abitato di Molina si
ingrandisce progressivamente, grazie ad un forte
sviluppo del settore artigianale - lavorazione del
legno e della creta -, che prospera sfruttando
l'energia idrica del torrente Avisio, del rio
Cadino e del rio Predaia. Aumentano gli
insediamenti di famiglie provenienti da Castello e
da altri centri, tanto che all'inizio del nostro
secolo, Molina insieme a Predaia e Stramentizzo,
arriva ad avere un numero di abitanti superiore
all'antica sede di Castello. Di origini antiche
era anche il paese di Stramentizzo. I primi
nuclei, i tre masi Ponte, Piazzo e Ronco,
risalgono al 1200 circa. Comune autonomo per un
certo periodo, nel 1925 Stramentizzo fu aggregato
d'imperio al Comune di Castello e nel 1948 fu
accolto nel nesso della Comunità di Fiemme. Il
vecchio paese, già parzialmente incendiato e
distrutto nel
1945 a
causa degli eventi bellici, successivamente
ricostruito, venne definitivamente demolito nel
1956 a
seguito della costruzione della diga nella
"forra dei Camini" che diede origine al
lago artificiale. Gli abitanti si trasferirono in
parte nei centri vicini; alcuni vollero
ricostruire le loro case in località Scales, dove
sorse così il nuovo paese di Stramentizzo.
Nell'anno 1973 il Comune, fino ad allora
"Comune di Castello di Fiemme", a
seguito di referendum popolare, assume l'attuale
denominazione di "Comune di Castello-Molina
di Fiemme".
*ANALISI E
PROSPETTIVE SOCIO-ECONOMICHE*
Fino agli anni sessanta
l’economia era in netta prevalenza di tipo
artigianale, supportata peraltro già allora da
un’imprenditoria turistico-alberghiera,
dall’attività agro-silvo-pastorale con
produzione finalizzata ad uso e consumo familiare
e dalle rimesse di emigrati in Svizzera, Germania,
Canada e Australia. Le attività produttive
riguardavano in particolare la lavorazione del
legno (boscaioli, carrettieri e segantini); la
produzione di imballaggi, di souvenir, di mobili
in legno; l’estrazione e la lavorazione
dell’argilla, con produzione di tegole e coppi.
Il fenomeno dell’emigrazione è scomparso da
anni; attualmente va accentuandosi un fenomeno di
immigrazione, sia a scopo lavorativo (in modo
particolare: attività di manovalanza edile e
personale stagionale alberghiero), sia a scopo
residenziale. Le fonti economiche sono
sufficientemente diversificate: turismo,
artigianato, zootecnia, lavorazione del legno,
produzione e lavorazione di inerti (ghiaia e
sabbia). Sono state via via valorizzate le risorse
naturali: il bosco, inteso sia come fonte di
lavoro e di reddito, ma anche come luogo di
benessere e ricreativo, le risorse idriche
(produzione di energia e pesca), la neve (piste da
fondo). Il controllo e la valorizzazione delle
nostre bellezze naturali e paesaggistiche: area di
Brozìn, Arodolo, il parco di Piazzol,
la Val Cadino
, le rive del lago di Stramentizzo, ecc., di
quelle architettonico – culturali: Dos Zelor,
dosso della chiesa di S. Giorgio, capitelli,
affreschi, i centri storici, un’attenzione
particolare alla difesa di beni primari: aria ed
acqua in primo luogo, la valorizzazione delle
attività locali, la possibile conservazione in
loco del valore aggiunto generato dal turismo, un
misurato sviluppo delle aree artigianali, non
disgiunto da altrettanta attenzione alla
salvaguardia delle aree agricole sono e devono
rimanere obiettivi primari per il futuro,
quali concrete opportunità di sviluppo per la
nostra comunità. Obiettivi altrettanto importanti
per quanto attiene la vita di comunità dovranno
restare il sostegno all’Associazionismo,
ancor’oggi diffuso ed attivo, nelle sue varie
espressioni: sociale, assistenziale, sportivo,
culturale; la difesa dei servizi pubblici già
presenti e l’eventuale loro potenziamento.
Statuto
comunale 2006
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